venerdì 20 luglio 2012

CERIMONIA DEL VENTAGLIO Napolitano, "mai uscito dalla Costituzione" E invoca una nuova legge elettorale



Lo scontro con la procura di Palermo, il presidenzialismo di fatto "che non esiste". Il capo dello Stato incontra la stampa parlamentare. E ricorda: "Il mio mandato scade nel 2013. E quello che mi aspetta in questi mesi è sufficientemente complesso". L'attacco di Antonio Di Pietro: "Il presidente della Repubblica sta tredendo la Costituzione"

ROMA - La crisi. La campagna elettorale ormai alle porte. Il ruolo dell'Europa e il governo Monti. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, incontra la stampa parlamentare nella Cerimonia del Ventaglio. E, ancora, invita le forze politiche a varare una "nuova legge elettorale, che scongiuri i guasti" prodotti dal Porcellum. Difende il suo operato: "Non sono mai uscito di un millimetro dalle prerogative costituzionali". Poi il caso intercettazioni e lo scontro con la procura di Palermo: "Non ho nulla da nascondere ma un principio da difendere". E si commuove ricordando Falcone e Borsellino.

"Non ho nulla da nascondere". Nel suo intervento, Napolitano tocca anche il punto delle intercettazioni telefoniche che lo riguardano realizzate nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia 1 della procura di Palermo. "Non ho nulla da nascondere ma ho un principio da difendere: la riservatezza e il libero esercizio delle funzioni del capo dello Stato. E mi spiace che qualcuno non abbia intenso la portata della questione". Il presidente della Repubblica ricorda "la decisione che nei giorni scorsi ho preso, di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale". E spiega: "è stata dettata dal dovere di promuovere un chiaro pronunciamento, nella sola sede idonea, su questioni delicate di equilibri e prerogative costituzionali, ponendo così anche termine a una qualche campagna di insinuazioni e sospetti senza fondamento e al trascinarsi di polemiche senza sbocco sui mezzi di informazione".

La lotta alla criminalità e il ricordo di Falcone e Borsellino. La lotta contro la mafia e il crimine organizzato, la ricerca della verità e della giustizia "senza nulla occultare e proteggere, è stato per me l'impegno di una vita", dice il presidente. Che si commuove ricordando i giudici palermitani ammazzati dalla mafia venti anni fa: "Su Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, come sulle indagini da condurre fino in fondo per fare luce sulle stragi di cui essi furono criminale bersaglio, conta  quello che ho detto a Palermo il 23 maggio e ancora ieri rinnovando il mio abbraccio commosso alla signora Agnese e ai suoi figli, come alla signora Maria che opera esemplarmente per trasmettere la memoria e l'impegno di Giovanni e insieme di Paolo".

L'indipendenza della magistratura. Come Presidente della Repubblica e del Csm, "ho sempre riaffermato, come era mio convincimento e preciso dovere, i fondamentali valori dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, senza per altro indulgere a condizioni bonarie o acritiche, e ponendo nel modo più obiettivo problemi di rigore sul piano dell'efficienza professionale e dei comportamenti".

Gli ultimi mesi e la crisi. Napolitano ripercorre i suoi sette anni al Colle: "Il mio mandato scade nel 2013". Fino ad allora, ha spiegato, "io ho da concentrarmi, e mi concentrerò, sullo svolgimento dei miei compiti e doveri, senza indugiare a riflessioni retrospettive perlomeno precoci. E quel che mi aspetta è ancora sufficientemente impegnativo e complesso". Lo sfondo è la crisi: "E' necessario un eccezionale sforzo di coesione nazionale, "è ciò che ci serve, ciò che è prezioso e vitale per reggere alle prove della crisi". E una delle necessità politiche è l'approvazione di una nuova legge elettorale. "Il primo nodo irrisolto da superare rapidamente è quello di una nuova legge elettorale che  scongiuri il ripetersi di guasti largamente riconosciuti e che risponda ad aspirazioni legittime avvertite dai cittadini".

Il governo e i partiti. Il presidente analizza gli ultimi mesi della vita politica italiana. "Penso che, sia in Italia, sia negli ambienti europei e internazionali, si dovrebbe assai più cogliere il valore di questa manifestazione di senso di responsabilità, che è venuta e continua a venire da un decisivo arco di partiti e di gruppi parlamentari". Il riferimento è alla "larga maggioranza in entrambe le Camere" che in questi mesi ha sostenuto il governo Monti. Secondo il capo dello Stato, si tratta di una "presa di coscienza della necessità di riconoscerci in una comune visione dell'interesse generale del Paese e in un eccezionale sforzo di coesione nazionale".

Di Pietro: "Predica bene e razzola male". "Signor Presidente, si rende conto che in questo modo sta tradendo la Costituzione?". Antonio Di Pietro torna ancora sul conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica e, da Termoli, spedisce la domanda al Quirinale. La massima carica dello Stato, a giudizio del presidente dell'IdV, "sta predicando bene e razzolando male".

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