sabato 6 agosto 2011

Il diavolo veste Prada, ma i brutti, vecchi e grassi no. Il vero business il mercato parallelo delle grandi Firme, chi lo gestisce? 10.000 uomini multirazziali arruolati per vendere i falsi

Ne saprete delle belle sul conto della Maison Prada: rivelazioni confidate da suoi collaboratori con cui ho avuto a che fare, subendo un danno incalcolabile: 12 milioni il danno fittizio per difetto per inadempienza contrattuale da aggiungere al danno morale, questa la motivazione per cui chiedo Giustizia. Castigato perchè non ho mai ceduto alle loro regole tangentizie. 
Investimenti di Luna Rossa per la 32°America's Cup 2000:
Investiti da Prada 180 miliardi delle vecchie lire e dichiarati  solo la metà, da dove proviene l'altra metà, ovvero gli altri 90 miliardi??? 
Come si sono conosciuti la Prada con il Bertelli?
In tribunale, e perchè in tribunale? Il Bertelli già prima di conoscersi con la Miuccia Prada, produceva i falsi di Prada.
Perchè il diavolo veste Prada non è un caso, solo un diavolo può vestire un'altro diavolo. Chi era veramente il Bertelli? 
Numeri
Se 10.000 persone nel mondo vendono 50 borse ognuno al giorno il totale venduto sarà di 500.000 pezzi.
Se un pezzo ha un costo di produzione di € 5,00 e viene venduto dal mercato parallelo a € 100,00 che in boutique ti rifilano a € 400,00 hai un risparmio del 75% per cui ne vale veramente la pena. Se poi il falso è prodotto fedelmente all'originale o addirittura è identico l'affare è garantito. 
Conclusione
Se 200 negozi monomarca vendono 50 borse al giorno caduno, in tutto vendono 1000 pezzi al prezzo di € 400,00 l' incasso complessivo lordo risulta di € 400.000 di incasso complessivo giornaliero.
Mentre invece se 20.000 abusivi vendono 50 borse caduno, i pezzi venduti diventano 100 mila pezzi  per un volume d'affari di              € 5.000.000 milioni.
Dividendi
Abbiamo detto che il costo di un pezzo è di € 5,00 l'abusivo lo acquista a € 25,00, egli tenterà a vendertelo a 100 ma si conclude di di solito la vendita a € 50,00 e nella migliore delle ipotesi riesce a prenderne magari 70/80. Il distributore illegale che vende all'abusivo a sua volta deve guadagnarci il suo 40% per cui paga sicuramente il prodotto al produttore € 15,00 cad. Il produttore "Falsario" ricava al netto € 10,00 cad. moltiplicati per i pezzi giornalieri movimentati si metterà in tasca un totale giornaliero di € 1 milione al giorno per un totale annuo di € 365 milioni puliti esentasse.
Con il mercato ufficiale invece i suoi ricavi sono molto ridotti.
I negozi monomarca vendendo 365.000 pezzi raggiungono un fatturato annuo di € 166 milioni, le spese sono notevoli. Ipotizzando che i costi di gestione e di pubblicità inclusa raggiungono il 60 % il ricavo è di soli € 66,4 milioni sau cui una buona fetta è destinata alle tasse, calcolando la metà, rimangono  € 33,2 milioni. Il rapporto è di fatto 11 su 1.          
   

Il diavolo veste Prada, ma i brutti, vecchi e grassi no

Post di Laura Guerrato data: marzo - 15 - 2010
Una boutique di Prada

di Laura Guerrato
GIAPPONE – Fanno molto discutere le accuse mosse alla Maison Prada, di Patrizio Bertelli e della consorte Bianchi Maria, meglio nota come Miuccia Prada, da Rina Bovrisse, ex direttrice generale in Giappone. La donna infatti ha accusato di molestie e discriminazioni sul lavoro la casa di moda italiana.È polemica in Giappone sulla griffe Prada a causa di un’accusa di discriminazioni e molestie sul lavoro per un look non adeguato alla casa di moda milanese
Tutto ha avuto inizio nel maggio 2009 quando Davide Sesia, ceo di Prada nel paese nipponico, ha incaricato la Bovrisse di licenziare 15 dipendenti perché “brutti, vecchi e grassi e troppo lontani dallo stile Prada”.
Inoltre, come afferma il sito del Japan Times, il direttore delle risorse umane, Hiroyuki Takahashi, su esplicita richiesta di Sesia, ha riferito alla manager che se avesse voluto continuare a lavorare per il Gruppo avrebbe dovuto dimagrire e cambiare pettinatura, perché era troppo brutta per poter accogliere i visitatori italiani della casa di moda. La Bovrisse ha dichiarato però di non essere assolutamente d’accordo con gli ordini dell’amministratore delegato.
Ciò le ha causato, prima una retrocessione di livello, poi una sospensione obbligata e temporanea dell’attività lavorativa durante la quale l’ex direttrice generale ha presentato una denuncia al tribunale distrettuale di Tokyo, tentando nel frattempo di raggiungere, senza successo, un accordo con la casa di moda italiana.



Tacchi a spillo

La manager non solo ha chiesto il risarcimento per lo stress emotivo subito, ma soprattutto di essere reintegrata nel suo ruolo. Invece lunedì 8 marzo il Gruppo Prada ha deciso di licenziare la Bovrisse per le sue “false accuse nei confronti della società”, facendo sapere che il tribunale di Tokyo ha respinto tutte le accuse della dipendente, confermando che il licenziamento della Bovrisse è stato conforme alle legge.
La storia rischia di compromettere l’immagine di Prada in Giappone, anche perché l’ex direttrice generale, che lavorava per la casa di moda italiana da ben 18 anni e che fino allo scorso novembre gestiva circa 500 dipendenti nei 40 negozi di Prada sparsi in tutto il Giappone, ha dichiarato che non si arrenderà e presenterà una nuova azione legale contro la maison, più dettagliata e ricca di nuove testimonianze.
La manager infatti afferma che diverse persone avrebbero subito il suo stesso trattamento per la stessa motivazione: troppo brutte, vecchie e grasse per lavorare per Prada, alla faccia di chi continua a ripetere che l’impegno e il duro lavoro pagano sempre.
Meglio una bella seduta in palestra e una piega dal parrucchiere?

 

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