sabato 6 agosto 2011

Ho aziende in Borsa, io investirei prepotentemente nelle mie aziende che continuano a fare utili.Ecco perchè vuole che investiamo sulle sue aziende


"........un bugiardo in buona fede. A furia di dire bugie, anche lui ci crede".     Il più grande piazzista del mondo.

"Ho aziende in Borsa, io investirei prepotentemente nelle mie aziende che continuano a fare utili". Questo, alla faccia del gigantesco conflitto d'interessi da lui incarnato, è il messaggio spudorato lanciato agli italiani dal premier. Guardando il grafico del Sole24Ore non è difficile capire il perché di questo appello tanto accorato. "Solo i mezzi di comunicazione hanno messo in connessione il mio intervento in Aula con l'andamento dei mercati". Peccato che invece tutti gli analisti e la stampa estera al completo abbiano evidenziato le responsabilità pesantissime del governo nella crisi economicofinanziaria italiana. Perfino il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha chiesto più rigore e misure antideficit: Silvio, in altre parole, non sa come fare a stimolare la crescita economica e a ridurre le spese. I dati Istat sono sconfortanti: la produzione industriale è immobile, il PIL tendenziale solo allo 0,8% (mentre i Dpef del governo prevedeva un aumento dell'1,1%). L'Economist si chiede stupito perché, di fronte ai primi ministri di Paesi come Portogallo, Spagna e Grecia che si sono fatti da parte o stanno per farlo, in Italia questa eventualità non venga nemmeno contemplata (si preferisce assegnare poltrone da sottosegretario - come se il governo fosse all'inizio della sua avventura - a persone che non sanno nemmeno cosa saranno chiamate a fare una volta insediate). Il prestigioso periodo finanziario fa notare l'assurdità insita nel definire sana l'economia italiana, da parte del primo ministro, quando il suo debito pubblico di circa 1.900 miliardi di euro rappresenta un macigno enorme. Il livello del debito italiano è così alto che difficilmente sarà sostenibile nei prossimi anni, dato che per ridurlo sarà necessario che i creditori estendano la durata delle loro obbligazioni e moderino le pretese sui tassi d'interesse. Che il fiacco discorso di un B. senza idee non abbia convinto i mercati lo ribadiscono perfino quei comunistoni del New York Times e del Washington Post. E della stabilità politica promessa (verrebbe da dire "minacciata") dal governo, che ha ribadito di voler durare fino al 2013, non importa nulla proprio a nessuno. Anzi. A questo punto è probabile che una discontinuità in questo senso farebbe fare a molti autentici salti di gioia.

Nessun commento:

Posta un commento

Archivio blog