lunedì 18 giugno 2012

I pm: "Berlusconi va condannato a tre anni e 8 mesi per i diritti tv"

A Milano la richiesta di condanna per l'ex premier, imputato di frode fiscale per le irregolarità
nella compravendita di diritti da parte di Mediaset. E lui: dalla Procura "una richiesta assurda"
Il pm De Pasquale: "Ci sono le impronte digitali dell'ex premier sul soldi destinati ai fondi neri"



Silvio Berlusconi "ha lasciato le sue impronte digitali" sul sistema "truffaldino" di "maggiorazione dei costi" dei diritti tv acquistati da Mediaset fra il 1994 e il 1998. C'era lui "all'apice della catena di comando del settore" ed era lui ad avere "il controllo su Fininvest, che ha organizzato la frode". E sempre all'ex presidente del consiglio "sono riconducibili i conti bancari dove sono stati versati i fondi neri", che sarebbero stati realizzati con le compravendite gonfiate. E' con queste motivazioni, in sintesi, che il pm milanese Fabio De Pasquale ha chiesto per l'ex premier la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione, al termine di una requisitoria durata sette ore in un processo che va avanti ormai da sei anni. Quella della Procura di Milano è "una richiesta assurda". Lo scrive in una nota Berlusconi chiedendosi se durante il suo mandato da premier avesse potuto mai "avere la voglia e il tempo di interferire in una società quotata in Borsa inducendo i suoi dirigenti a eludere il Fisco".

La sentenza potrebbe arrivare in autunno, a chiudere un dibattimento cominciato nel 2006 e passato per numerosi stop anche per attendere i pronunciamenti della Corte costituzionale sui lodi Schifani e Alfano e sulla legge per il legittimo impedimento. Quello sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset, davanti ai giudici della prima sezione penale (presidente del collegio Edoardo D'Avossa), è uno dei tre processi milanesi
in corso a carico dell'ex premier, oltre a quello sul caso Ruby e all'altro con al centro la fuga di notizie sull'intercettazione Fassino-Consorte ai tempi della scalata alla Bnl. Per la vicenda Mills, invece, a febbraio era stata decretata la prescrizione (le parti hanno tempo fino ai primi di luglio per ricorrere in appello), mentre per il caso Mediatrade la Cassazione ha confermato nei giorni scorsi il proscioglimento di Berlusconi.

Un'assoluzione questa, in un procedimento parallelo sempre sui diritti tv, di cui i giudici della prima sezione, secondo gli avvocati Ghedini e Longo, dovranno tenere conto. Mentre il pm, come hanno chiarito i due legali, "come di consueto chiedeva con argomenti insussistenti e privi di ogni fondamento la condanna del presidente Berlusconi", la Corte di cassazione "depositava la motivazione con cui assolveva lo stesso presidente Berlusconi per la medesima vicenda, ancorché per anni diversi, confermando la sua assoluta estraneità e la totale carenza di prove o riscontri a suo carico".

In aula il pm De Pasquale, con a fianco il collega Sergio Spadaro, dopo aver ricostruito "la storia degli acquisti dei diritti Mediaset, che affonda le sue radici nei primi anni Novanta con le società 'di carta' del 'gruppo B' Fininvest", ha chiesto 11 condanne per altrettanti imputati, tra cui diversi ex manager del gruppo del Biscione e alcuni presunti intermediari nelle compravendite, a pene comprese fra i tre e i sei anni. La pena più alta è stata chiesta per Paolo Del Bue, fondatore di Arner Bank e accusato di riciclaggio, mentre per Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che risponde di frode fiscale come Berlusconi, l'accusa ha chiesto tre anni e quattro mesi.

Per il pm "metà delle sentenza" è già tracciata nelle due consulenze dell'accusa (2005 e 2006) redatte dalla società di revisione Kpmg che avrebbe accertato, a detta del magistrato, "quella catena di vendite artificiose che in quattro anni, fra il '94 e il '98, hanno creato costi fittizi a carico di Mediaset per 368 milioni di dollari". Nello schema delineato dall'accusa, i dirigenti Fininvest/Mediaset, avvalendosi di intermediari e società compiacenti, avrebbero gonfiato i costi d'acquisto dei diritti dei film da trasmettere in tv ("3mila titoli in quattro anni, comprati con 12mila passaggi contrattuali") per creare fondi neri. E così, stando all'imputazione, nei bilanci Mediaset degli anni 2001-2002-2003 sarebbero finiti "circa 40 milioni di euro di costi gonfiati". E i soldi ottenuti dalla presunta frode? Secondo il pm, "circa 250 milioni di dollari sono rimasti nel comparto riservato (il cosiddetto 'gruppo B') di Fininvest". E queste "società nascostè" - alcune delle quali, "quelle maltesi" in particolare, avrebbero avuto un ruolo nelle "vendite fittizie e spezzettate" - erano, ha affermato De Pasquale, "proprio di Berlusconi come persona fisica".

Allo stesso ex premier poi, che "era anche, da tempo immemorabile, in stretti rapporti col produttore americano Frank Agrama" (per il quale sono stati chiesti tre anni e otto mesi di condanna), sarebbero riconducibili anche "i conti bancari" da cui sarebbe transitata "la cresta": quei presunti fondi neri passati per "conti svizzeri e delle Bahamas o in quelli del fiduciario Del Bue di Arner Bank" e poi "usciti con prelievi in contanti".

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